El Viejo Almacen -Bs.As.

Surplus Approach

“Es necesario volver a la economía política de los Fisiócratas, Smith, Ricardo y Marx. Y uno debe proceder en dos direcciones: i) purgar la teoría de todas las dificultades e incongruencias que los economistas clásicos (y Marx) no fueron capaces de superar, y, ii) seguir y desarrollar la relevante y verdadera teoría económica como se vino desarrollando desde “Petty, Cantillón, los Fisiócratas, Smith, Ricardo, Marx”. Este natural y consistente flujo de ideas ha sido repentinamente interrumpido y enterrado debajo de todo, invadido, sumergido y arrasado con la fuerza de una ola marina de economía marginal. Debe ser rescatada."
Luigi Pasinetti


ISSN 1853-0419

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6 abr. 2017

“Ni es cielo, ni es azul” (“Non è nè cielo, nè azzurro”)




Alejandro Fiorito y Andres Lazzarini


Il titolo appartiene a un tango chiamato “Maquillaje” di Homero Expósito. E ci viene in mente quando si possono leggere articoli come quello di Michael Boye, dove l’autore dice sulla nuova Argentina di Macri: 

La nuova amministrazione ha ottenuto risultati significativi nella trasformazione della vecchia economia corrotta e protezionista, gettando le fondamenta per iniziative “business friendly” capaci di stimolare la crescita futura.” 


Seguendo l’impostazione di “gossip” che più piace allo establishment, a dire la verità il governo Macri piuttosto che “trasformare la vecchia economia corrotta”, si è distinto sulle copertine delle riviste internazionali per gli scandalosi casi di corruzione per i cosidetti “Panama Papers” e - anche se meno conosciuto – per il caso della compagnia aerea Avianca dove il governo ha ritirato dalla compagnia di bandiera rotte nazionali a favore di compagnie private “amiche”. Dunque, ben lungi dalla “trasformazione della vecchia economia corrotta”, il governo Macri ne è stato nei fatti un approfondimento.
L’autore sembra anche dimenticare – non sappiamo se di proposito o meno – che le ristrutturazioni del 2005 e 2010 del debito in default comportarono l’accordo con più dei 93% dei detentori del debito. Il “default tecnico” con i cosidetti “fondi avvoltoio”, invece, non solo ha riguardato una minoranza dei detentori originali, ma è importante anche ricordare che questi detentori (definiti holdouts, perché restavano al di fuori delle ristrutturazioni) non sono i proprietari originali dei titoli, ma coloro che li comprarono a prezzi stracciati dopo la dichiarazione di default nel 2002 e che dopo hanno preteso il rimborso ai valori originali. Per dare una idea al lettore, questi fondi di investimento hanno comprato titoli a 25 centisimi per dollaro, richiedendone il rimborso a quattro dollari. Alla fine, questo 7% di detentori di titoli argentini ha ricevuto un montante totale uguale al 50% del valore ricevuto dal restante 93% dei detentori che avevano accettato le precedenti ristrutturazioni. È difficile forse trovare altri casi storici di speculazione di questo calibro. 
Andiamo alla macroeconomia, dunque. Il governo Macri comincia nella metà di dicembre 2015 con una forte svalutazione della moneta nazionale (peso) del 60%, dando luogo a una bruttale ridistribuzione del reddito dai lavoratori ai produttori e esportatori agricoli. (Si veda una caratterizzazione abbastanza accurata per Naked Keynesianism qui)   Inoltre la politica fiscale e di tassazione sono state regressive, dunque tagli alle imposte che pagavano gli esportatori di commodities e meno dazi per i consumatori di autoveicoli di lusso importati.
La realtà argentina è nel complesso molto diversa e assai meno rosea da come la dipinge il signor Boye. I “risultati” del nuovo governo nel 2016 sono un totale disastro, in quasi tutti gli indicatori: il PIL è caduto di -2,3 %, mentre che la disoccupazione è aumentata di 127.000 individui, portando circa 5000 imprese al fallimento. La tendenza per il 2017 non sembra essere diversa dall’anno scorso, come è confermato dagli indicatori di produzione industriale di febbraio 2017. Il tasso di inflazione, che nel 2015 era stato di 25%, è salito al 41% nel 2016, e quindi i salari reali sono crollati di circa il 7-8% in media. 
Sul fronte estero, l’apertura indiscriminata ha fatto salire le importazioni (+5,4%), mentre le esportazioni (+3,7%) non crescono al livello sufficiente in seguito alla crisi dei soci commerciali più importanti come il Brasile che ha sofferto una politica economica ferocemente restrittiva di domanda negli due ultimi anni (-2% e -%5 rispettivamente). Anche la chiusura di alcuni mercati come quelli delle esportazioni di citrici negli Stati Uniti nonchè il lento ristabilimento di esportazi di carni. 




Fonte: Indec. 


Come conseguenza, il debito in valuta estera in un anno è cresciuto di 40,5 migliardi di dollari, ma senza un che a esso corrispondano investimenti esteri di lungo periodo; l’afflusso di capitali stranieri è stato utilizzato piuttosto per le spese correnti e investimenti finanziari di breve periodo. 

Infine, la risoluzione del “default tecnico”, cioè l’accordo con i fondi avvoltoi (vulture funds) ancora in peggiori condizioni per il paese, non ha implicato l’arrivo di un alluvione di dollari freschi nella economia como Macri aveva promesso durante la campagna elttorale. Senza risultati chiari in vista come l’arrivo di investimenti dall’estero, il “country risk”, che pubblica la Banca JP Morgan, è peggiorato durante 2016. L’apertura indiscriminata ai movimenti di capitali speculativi, la soppresione dei controlli nella compra e vendita di valute estera e l’impainto di una politica economica piacevole alle finanze globali non hanno portato il “country risk” al inbasso sostanzialmente. In fatti, questo indice é salito da 447 a 450 ponti ed è ancora più alto di quello del Brasile (275), la Colombia (275), e la maggioranza delle economie emergenti. 

Nonostante, sostiene l’autore, “la fiducia, tuttavia, può richiedere anni per essere costruita”. Ma, l’autore crede davvero che si può usare quest’argomento della “fiducia” come se fosse un elemento soggettivo possa da solo determinare effetti reali?  Termini come “fiducia” o “integrazione nel mondo globalizzato” sono delle banalità sostenute in genere da chi non osserva seriamente i dati empirici e le circostanze specifiche. Su questa base ci domandiamo sulla base della lettura dell’articolo in oggetto se l’autore conosce almeno qualche dato empirico reale relativo all’economia argentina, oppure se il suo contributo è basato solo su concetti molto generici e convenzionali applicabili indifferentemente a qualsiasi situazione concreta.



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